Effetti delle radiazioni U.V. sugli occhi

LA CORNEA il principale effetto dannoso prodotto dalla RUV (UVC e UVB) sulla cornea è noto con il termine di fotocheratite. Generalmente, il danno è limitato alle cellule epiteliali (della superficie esterna) della cornea (Sliney and Wolbarsht 1980). Dopo un periodo di latenza da 6 a 12 ore, che è inversamente proporzionale all’intensità dell’esposizione, compaiono intenso dolore corneale, fotofobia, lacrimazione e spasmo delle palpebre. Dette manifestazioni sono terribilmente fastidiose (rendono il soggetto temporaneamente inabile) ma usualmente si risolvono in 24 ore. Esiste una limitata evidenza di effetti a lungo termine prodotti, sulla cornea, dall’assorbimento di RUV (Taylor et al. 1989), così come di assottigliamento dell’endotelio (Pitts et al. 1987).

IL CRISTALLINO La radiazione UVA trasmessa al cristallino è molto maggiore di quella UVB. La sperimentazione animale relativa alla soglia di danno sul cristallino si riferisce prevalentemente all’esposizione alla RUV della banda spettrale 295 ÷ 325 nm. L’efficacia spettrale della radiazione nell’indurre la cataratta da esposizione acuta in animali da laboratorio è stata determinata solo in detta regione dello spettro. Anche se i lettini solari UVA emettono in quantità limitata RUV nell’intervallo di lunghezza d’onda 295-325 nm, non si deve dedurre che l’esposizione del cristallino alla radiazione UVA sia priva di rischio. L’invecchiamento del cristallino è caratterizzato dalla parziale perdita di elasticità e da una pigmentazione giallo-bruna (brunescenza); è possibile che entrambi i fenomeni siano parzialmente causati dalla radiazione UVA. Alcuni farmaci possono produrre fotosensibilizzazione da UVA sul cristallino.

LA RETINA Il più importante meccanismo di danno alla retina, almeno per quanto riguarda gli effetti cronici dell’esposizione alla radiazione solare ed alla radiazione da sorgenti convenzionali di luce, è la lesione fotochimica prodotta dalla radiazione luminosa di lunghezze d’onda più corte (Sliney and Wolbarsht 1980). La graduale brunescenza del cristallino, che procede con l’invecchiamento, si traduce in una diminuzione della trasmissione delle componenti blu-violette della luce e dei raggi UV, e, di conseguenza, in una maggiore protezione della retina. I bambini nei primi anni di vita e le persone a cui è stato asportato il cristallino naturale nel trattamento chirurgico della cataratta, (occhio afachico), presentano un maggiore rischio di danno alla retina da raggi UV e dalla frazione blu della luce. I cristallini artificiali impiantati sino a circa dieci anni fa non assorbivano efficacemente i raggi UVA. Uno studio, che non è stato confermato, riporta lesioni alla macula in due utilizzatori di cabine abbronzanti (Walters and Kelly 1987). Il cristallino e la cornea proteggono in misura considerevole la retina dalla maggiore parte della RUV delle cabine abbronzanti anche quando non vengano utilizzati gli occhiali protettivi. Come è stato riportato precedentemente, il cristallino blocca la RUV di lunghezza d’onda inferiore a 400 nm e la cornea quella inferiore a 300 nm; ciò nonostante, tracce di radiazione UVB della banda 300 ÷ 315 nm possono raggiungere la retina ( Boettner and Wolter 1962; Sliney 1986).

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